Rignano Garganico (il paese di Angelo).

Una veduta dal basso di Rignano Garganico (FG).

La posizione dominante di Rignano Garganico (FG), gli ha conferito l’appellativo di “balcone della Puglia” e ha fatto sì che diventasse nel tempo meta degli amanti del deltaplano, che lo scelgono come base di lancio per i loro voli.

I primi documenti.

Rignano Garganico è un borgo dalle origini antichissime le cui tracce appaiono per la prima volta nel 1158, in un documento che ne testimonia l’annessione all’Abbazia di Montesacro (anche se le prime notizie indirette risalgono al 1029). Risalire esattamente alle sue origini è però molto difficile, nonostante i numerosi resti archeologici che sono stati rinvenuti nei dintorni del borgo, in particolare nella Grotta Paglicci, il sito più importante e dal grande valore storico e culturale.

Le pitture rupestri di Grotta Paglicci (Rignano Garganico).

Nelle vicinanze della Grotta Paglicci è stato inoltre rinvenuto un dolmen, struttura megalitica unica nel suo genere nella zona di Capitanata.

Per quanto riguarda invece le origini del nome del borgo, sembra che esso derivi dal latino “Herennius”, toponimo che indicava una persona, solitamente appartenente al gruppo dei veterani, che aveva ricevuto in dono dall’imperatore un possedimento: il luogo in questione prendeva il nome di “Herinnianu(m)”.

Cosa visitare.

Da non perdere, quando si visita il borgo, un giro nel suo centro storico, in particolare al Palazzo Baronale.

Simbolo delle antiche origini del borgo di Rignano, nel sito archeologico Grotta Paglicci sono stati rinvenuti oltre 40.000 reperti, tra cui scheletri umani interi e parziali, oggetti d’arte e dipinti parietali

Altri reperti significativi sono stati ritrovati nella Grotta Spagnoli: risalgono al periodo del Paleolitico Medio e hanno una datazione che va dagli 80mila ai 40mila anni fa. Qui sono stati rinvenuti anche materiali che probabilmente hanno una provenienza di origine vulcanica.

Nel centro storico è possibile passeggiare per i vicoli stretti, caratteristici del borgo antico. Da vedere è il Palazzo Baronale e la sua famosa torre che risale all’XI secolo.

San Marco in Lamis (la città di Michela).

San Marco in Lamis visto dall’alto. In primo piano il Convento di San Matteo.

La storia di San Marco in Lamis (FG) si intreccia con quella del monastero di San Matteo Apostolo, il cui edificio a prima vista può essere scambiato per un’antica fortezza, ma in realtà è un luogo di culto e di ospitalità risalente al IX-X secolo.

Nel Medioevo l’imponente struttura garantiva protezione agli abitanti del luogo, per la sua posizione inespugnabile, arroccata su un colle. Dal XVII secolo ad oggi è un convento di frati francescani. Nel territorio Sammarchese vi è anche un altro luogo religioso molto importante, il Santuario di Santa Maria di Stignano.

Il centro storico è denominato Padula, ovvero palude (in lamis in latino equivale proprio a “nelle paludi”), a testimonianza del fatto che un tempo (prima della sua completa bonifica) la zona era paludosa. Esso è di tipo medievale, con case basse a schiera prevalentemente bianche, con strade strette e vicoli ciechi.

La Padula: uno dei rioni più antichi della città di San Marco in Lamis.

Mirabile è la descrizione che ne ha fatto Riccardo Bacchelli nella sua novella Il brigante di Tacca del Lupo: “Come uno spaccato verde tra aridi colli, s’apriva, fresco d’alba, il vallone dove si stipa San Marco in Lamis, paese singolare per la distribuzione regolare delle strade ai lati della via maestra, onde le rosse, vivide file di tetti a due spioventi uguali, uguali anch’esse le case d’altezza e dimensione, si allineano e si spartiscono come un ammattonato a spina…”

E a proposito di briganti, è necessario ricordare che il territorio di San Marco in Lamis è stato fortemente interessato dal fenomeno del brigantaggio post-unitario. Infatti, sono oltre 50 i briganti sammarchesi fucilati o morti negli scontri dopo il 1861; tra essi, Angelo Maria Del Sambro (Lu Zambre), Agostino Nardella (Putecàrio), Angelo Villani (Recchio muzzo), Nicandro Polignone (Nicandrone).

Inoltre, si registra che altri 42 briganti – originari di comuni limitrofi – siano deceduti in combattimento o siano stati fucilati nel territorio di San Marco in Lamis.

Come tutti i comuni d’Italia, anche San Marco in Lamis annovera tra i caduti per la difesa della Patria durante le guerre mondiali (1915-18; 1940-45) tanti suoi concittadini (circa 350). Oltre ai caduti, il comune può vantare di aver avuto 403 cavalieri di Vittorio Veneto della 1 G.M., molti ex reduci, combattenti e prigionieri di guerra, tanti ex IMI (Internati Militari Italiani), grandi mutilati e invalidi di guerra, dispersi in guerra su vari fronti (Russia, Grecia, Albania, ex Jugoslavia, Africa Orientale, Mar mediterraneo), partigiani e numerosi patrioti volontari per la libertà che si sono rifiutati di servire la Repubblica Sociale di Salò per contribuire, con la lotta, alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Molti uomini sono stati decorati di onorificenze quali: medaglie d’argento, medaglie di bronzo e croci al valore militare, fino ad arrivare alle croci al merito di guerra e alle due medaglie commemorative della guerra 1940-43 e della guerra di liberazione 1943-45.